Chiamata “Juhua” in cinese, la camomilla cinese è ben lungi dall’essere un semplice fiore decorativo. Utilizzata da oltre tremila anni nella medicina tradizionale asiatica, questa pianta è ora oggetto di approfondite indagini scientifiche che ne convalidano alcune proprietà ancestrali, svelando al contempo meccanismi d’azione precedentemente insospettati.
Composti antiossidanti eccezionali misurati in laboratorio
Un’analisi chimica pubblicata nel 2019 su diciassette infusi di crisantemo commerciali ha rivelato la straordinaria ricchezza di composti fenolici di questa pianta. L’estratto acquoso caldo di una specifica cultivar ha raggiunto un contenuto totale di polifenoli di 12,72 milligrammi di equivalenti di acido gallico per grammo. La sua capacità di eliminazione dei radicali liberi dell’ossigeno (ORAC) era di 1222,50 micromoli di equivalenti di Trolox per grammo, un risultato notevole per una pianta medicinale.
I ricercatori hanno identificato per la prima volta diversi composti precedentemente sconosciuti in alcune varietà. L’analisi spettrometrica di massa ha rilevato 6,8-C,C-diglucosilapigenina ed eriodittiolo-7-O-glucoside nel crisantemo delle nevi, nonché acetilmareina nelle varietà Hangju, Gongju e Huaiju. Questa complessa composizione fitochimica spiega in gran parte le proprietà biologiche osservate.

Protezione cardiovascolare dimostrata nelle cellule umane
Camomilla cinese
Uno studio taiwanese pubblicato nel 2010 sul Journal of Ethnopharmacology ha valutato gli effetti dell’estratto di camomilla cinese sulle cellule endoteliali della vena ombelicale umana esposte a LDL ossidate, un importante fattore di rischio per l’aterosclerosi. I risultati hanno mostrato che sia l’estratto acquoso che quello etanolico hanno ridotto significativamente l’espressione di due molecole di adesione cellulare, ICAM-1 ed E-selectina, coinvolte nell’infiammazione vascolare.
I ricercatori hanno dimostrato che questo effetto protettivo è dovuto alla modulazione della via di segnalazione PI3K/Akt, cruciale nella regolazione dell’infiammazione endoteliale. I flavonoidi apigenina e luteolina, abbondanti nella pianta, contribuiscono direttamente a questo effetto. Questa scoperta supporta l’uso tradizionale della camomilla cinese per il mantenimento della salute cardiovascolare.
Neuroprotezione contro l’ischemia cerebrale
Uno studio cinese pubblicato nel 2023 su Brain Injury ha esplorato gli effetti neuroprotettivi dell’estratto di Chrysanthemum morifolium in un modello di ictus ischemico. Nei neuroni ippocampali di ratto sottoposti a privazione di ossigeno e glucosio seguita da riossigenazione (simulando un ictus), l’estratto ha migliorato significativamente la vitalità cellulare e ridotto l’apoptosi.
I meccanismi coinvolti sono molteplici. L’estratto riduce la generazione di specie reattive dell’ossigeno (ROS), riduce il contenuto di malondialdeide (un marcatore della perossidazione lipidica) e aumenta l’attività della superossido dismutasi, un importante enzima antiossidante. Ancora più affascinante, i ricercatori hanno identificato che questi effetti sono mediati dall’attivazione del pathway Keap1/Nrf2, un regolatore chiave della risposta antiossidante cellulare.
Proprietà antinfiammatorie convalidate in vitro
Lo studio del 2019 sulle tisane di crisantemo ha valutato anche le loro proprietà antinfiammatorie su cellule in coltura. Tutti gli estratti acquosi caldi testati hanno soppresso l’espressione di RNA messaggeri per interleuchina-6, IL-1β e cicloossigenasi-2, tre importanti mediatori pro-infiammatori indotti da lipopolisaccaridi batterici.
Una ricerca che combina camomilla cinese e bacche di goji, pubblicata su Food Research International nel 2019, ha dimostrato un affascinante effetto sinergico. La miscela in parti uguali (1:1) delle due piante ha inattivato le vie MAPK (ERK e JNK) e NF-κB, cascate di segnalazione centrali nell’infiammazione. Gli scienziati hanno attribuito questi effetti a tre composti principali presenti nel crisantemo: acacetina-7-O-rutinoside, luteolina-7-O-glucoside e acido clorogenico.
Protezione contro la cardiotossicità della chemioterapia
Una scoperta giapponese pubblicata nel 2022 su Cancers rivela un potenziale terapeutico inaspettato. L’estratto di fiori di crisantemo viola protegge le cellule cardiache dalla tossicità indotta dalla doxorubicina, un farmaco chemioterapico antraciclinico noto per i suoi gravi effetti collaterali cardiaci.
Nelle cellule cardiache H9C2 coltivate e nei cardiomiociti primari, il pretrattamento con un milligrammo per millilitro di estratto di camomilla cinese riduce significativamente la citotossicità e l’apoptosi indotte dalla doxorubicina. Il test TUNEL conferma una marcata riduzione della morte cellulare programmata. È fondamentale che questo effetto protettivo si osservi solo nelle cellule cardiache, non nelle cellule tumorali testate (MDA-MB-231, H1299, HT29), preservando così l’efficacia antitumorale del trattamento.
Attività anti-glicazione per prevenire le complicanze diabetiche
Uno studio del 2023 pubblicato su Food Research International ha indagato la capacità degli estratti di Chrysanthemum morifolium e Chrysanthemum indicum di inibire la glicazione proteica, un processo implicato nelle complicanze diabetiche e nella formazione di cataratta. I ricercatori hanno utilizzato un modello di glicazione alfa-A-cristallina indotta da fruttosio.
Gli estratti acquosi hanno inibito significativamente la produzione di prodotti finali di glicazione avanzata (AGE) e di prodotti di ossidazione proteica (ditirosina, chinurenina, N’-metilchinurenina). L’effetto inibitorio era dipendente dalla concentrazione. È interessante notare che Chrysanthemum indicum ha mostrato un maggiore potenziale antiglicazione rispetto a Chrysanthemum morifolium, suggerendo profili di attività leggermente diversi tra le due specie.
- Profilo di sicurezza rassicurante
- Uno studio tossicologico condotto sui ratti e pubblicato nel 2010 sul Journal of Food Science ha valutato la sicurezza dell’estratto etanolico di Chrysanthemum morifolium. Non è stata osservata alcuna tossicità significativa alle dosi testate. Una revisione del 2024 che analizza la letteratura dal 2008 al 2022 conferma l’assenza di effetti avversi a seguito di somministrazione orale degli estratti in vivo negli studi preclinici.
- Le uniche precauzioni riguardano i soggetti allergici alle Asteraceae e la potenziale interazione con alcuni farmaci metabolizzati dal citocromo P450, sebbene tale rischio rimanga teorico e non clinicamente documentato. La medicina tradizionale cinese classifica la camomilla cinese tra gli alimenti “freddi” (yin) e ne sconsiglia il consumo eccessivo da parte di soggetti con una costituzione fredda o disturbi digestivi.
- Prospettive cliniche
- Nonostante l’abbondanza di studi preclinici incoraggianti, la ricerca sulla camomilla cinese soffre della mancanza di rigorosi studi clinici sull’uomo. La maggior parte degli studi rimane in vitro o condotta su modelli animali. Gli studi clinici esistenti, prevalentemente cinesi, presentano spesso limitazioni metodologiche: campioni di piccole dimensioni, mancanza di randomizzazione o un gruppo placebo adeguato.
- Anche la standardizzazione degli estratti è problematica. La composizione fitochimica varia considerevolmente a seconda della regione di coltivazione, del periodo di raccolta, della cultivar e dei metodi di estrazione. Questa eterogeneità rende difficile confrontare gli studi e determinare dosaggi terapeutici precisi.
- Tuttavia, la convergenza dei risultati di decine di studi indipendenti dipinge un quadro coerente. La camomilla cinese possiede indubbiamente proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e cardioprotettive misurabili. I suoi meccanismi d’azione implicano la modulazione di vie di segnalazione cellulare ben identificate. Ciò giustifica il suo status secolare nella farmacopea asiatica, ma richiede anche indagini cliniche più rigorose per definirne con precisione le applicazioni terapeutiche.

