Cordyceps sinensis: il fungo bruco tibetano tra tradizioni millenarie

Cordyceps sinensis (Berk.) Sacc., noto con il nome cinese Dong Chong Xia Cao (冬虫夏草, “verme invernale, erba estiva”), è uno dei funghi medicinali più preziosi e affascinanti della farmacopea tradizionale tibetana e cinese. Questo fungo entomopatogeno, che parassita le larve di bruco sugli altipiani himalayani, è utilizzato da oltre mille anni per rafforzare il Qi di Reni e Polmoni, migliorare la vitalità e prolungare la longevità. Questo articolo esamina gli aspetti biologici unici di C. sinensis, la sua composizione biochimica, le sue proprietà farmacologiche scientificamente convalidate e le sfide ecologiche ed economiche associate alla sua crescente scarsità. IntroduzioneIl Cordyceps sinensis occupa una posizione unica all’intersezione tra il regno vegetale e quello animale, incarnando la complessità delle interazioni biologiche negli ecosistemi d’alta quota. Questo fungo parassita si sviluppa infettando le larve di falene del genere *Thitarodes* (Hepialidae), mummificandone il corpo prima di produrre uno stroma fruttifero che emerge dal terreno in primavera, da cui il suo nome poetico di “verme invernale, erba estiva”.

Endendo dei prati alpini dell’altopiano tibetano, tra i 3.000 e i 5.000 metri di altitudine, il *Cordyceps sinensis* fu documentato per la prima volta nei testi di medicina tibetana nel XV secolo e successivamente incorporato nella medicina tradizionale cinese. La sua naturale rarità, unita alla domanda esplosiva nei mercati asiatici, lo ha reso uno dei materiali biologici più costosi al mondo, raggiungendo talvolta prezzi di oltre 100.000 dollari al chilogrammo per esemplari di alta qualità.

Biologia ed ecologia Ciclo vitale complesso Il ciclo vitale del *Cordyceps sinensis* rappresenta un notevole esempio di parassitismo fungino altamente specializzato. Le ascospore del fungo infettano le larve dei bruchi. Thitarodes

nel terreno durante l’estate e l’autunno. Il micelio invade gradualmente il corpo dell’ospite, consumandone i tessuti interni e preservandone l’esoscheletro. La larva mummificata, ripiena di micelio, sverna sottoterra. La primavera successiva, quando le condizioni climatiche diventano favorevoli, uno stroma fruttifero di colore marrone scuro o nero emerge dal capo della larva mummificata, perforando la superficie del terreno. Questo stroma, lungo dai 4 agli 11 centimetri, porta i periteci contenenti gli aschi e le ascospore, consentendo la riproduzione sessuata del fungo. Questa struttura aerea conferisce al complesso fungo-bruco il suo aspetto caratteristico di “erba” che emerge da un “verme”.

Distribuzione geografica e habitat

C. sinensis

è endemica delle regioni alpine dell’Himalaya e dell’altopiano tibetano, principalmente in Tibet, nelle province cinesi di Qinghai, Sichuan, Yunnan e Gansu, nonché in Nepal e Bhutan. La specie richiede condizioni ecologiche molto specifiche: basse temperature, elevata umidità, terreni ben drenati e ricchi di sostanza organica e la presenza di specie ospiti appropriate per *Thitarodes*. Questi rigorosi requisiti ecologici, combinati con i cambiamenti climatici che colpiscono gli ecosistemi alpini, minacciano la distribuzione naturale della specie. Studi recenti documentano una contrazione dell’areale del fungo e un declino delle popolazioni selvatiche. Composizione fitochimica Le analisi fitochimiche hanno identificato oltre 150 composti bioattivi in ​​*C. sinensis*, la cui concentrazione varia a seconda dell’origine geografica, del periodo di raccolta e delle condizioni ambientali.

Nucleosidi e basi di acidi nucleici

I nucleosidi sono importanti marcatori chimici di *C. sinensis*.

Adenosina, uridina, guanosina, timidina e cordicepina (3′-deossiadenosina) sono state identificate in concentrazioni significative. La cordicepina, presente a livelli compresi tra lo 0,1 e lo 0,5%, è particolarmente studiata per le sue proprietà antivirali, antitumorali e immunomodulatorie. Tuttavia, recenti ricerche hanno dimostrato che la cordicepina è assente o presente in tracce nella C. sinensis naturale, mentre si trova principalmente in altre specie di Cordyceps e nelle forme coltivate. PolisaccaridiI polisaccaridi costituiscono dal 3 all’8% del peso secco di C. sinensis.

Queste macromolecole complesse, composte principalmente da glucosio, mannosio, galattosio e arabinosio, dimostrano una robusta attività immunostimolante, antiossidante e antitumorale. I β-glucani, in particolare, attivano i macrofagi e le cellule natural killer (NK) e stimolano la produzione di citochine immunoregolatrici.

Steroli e acidi grassi L’ergosterolo e altri steroli fungini costituiscono circa lo 0,3-0,5% del peso secco. Questi composti mostrano attività antinfiammatoria e contribuiscono agli effetti immunomodulatori.

Il C. sinensis

contiene anche acidi grassi polinsaturi, tra cui l’acido linoleico e l’acido α-linolenico, importanti per la salute cardiovascolare. Altri componenti bioattivi Il fungo contiene D-mannitolo (acido cordicepina, 7-20% del peso secco), utilizzato come indicatore di qualità, oltre a vari peptidi e proteine ​​bioattivi, alcaloidi, fenoli e oligoelementi (selenio, zinco, ferro, manganese). La presenza di superossido dismutasi fungina (SOD) contribuisce alle sue proprietà antiossidanti.

Proprietà farmacologiche

Effetti immunomodulatori Cordyceps sinensisIl Cordyceps esercita complessi effetti immunomodulatori bidirezionali. In vitro, i polisaccaridi di Cordyceps stimolano la proliferazione dei linfociti T e B, attivano i macrofagi e aumentano l’attività citotossica delle cellule NK. Studi su animali hanno dimostrato che gli estratti di C. sinensis aumentano la produzione di immunoglobuline, interleuchine (IL-2, IL-10) e interferone-gamma.

Uno studio di Liu et al. ha dimostrato che la somministrazione di polisaccaridi di Cordyceps a topi immunodepressi con ciclofosfamide ha ripristinato significativamente la funzione immunitaria, aumentando la conta leucocitaria, gli indici timici e splenici e l’attività fagocitaria dei macrofagi. Questi effetti immunostimolanti sono mediati dall’attivazione della via TLR4-NF-κB e dall’aumento dell’espressione dei geni immunoregolatori.

Paradossalmente, in contesti di iperattivazione immunitaria o infiammazione cronica,

C. sinensis

mostra proprietà immunosoppressive e antinfiammatorie. Il fungo riduce la produzione di citochine pro-infiammatorie (TNF-α, IL-1β, IL-6) e inibisce l’eccessiva attivazione di NF-κB, suggerendo un ruolo immunoregolatorio adattativo.

Attività antitumorali

Numerosi studi preclinici hanno documentato le proprietà antitumorali di C. sinensis e dei suoi componenti isolati. I meccanismi coinvolti includono l’inibizione diretta della proliferazione delle cellule tumorali, l’induzione dell’apoptosi, la soppressione dell’angiogenesi, la prevenzione delle metastasi e la stimolazione dell’immunità antitumorale. La cordicepina inibisce la crescita di diverse linee cellulari tumorali in vitro, tra cui tumori del polmone, del fegato, del colon e leucemie. Induce l’arresto del ciclo cellulare in fase G2/M e attiva vie apoptotiche intrinseche ed estrinseche. Studi sugli animali hanno dimostrato che la somministrazione di cordicepina riduce la crescita tumorale e prolunga la sopravvivenza, con effetti sinergici in combinazione con la chemioterapia convenzionale. I polisaccaridi del Cordyceps esercitano principalmente effetti antitumorali indiretti attraverso l’immunostimolazione. Aumentano l’attività citotossica dei linfociti T CD8+ e delle cellule NK contro le cellule tumorali e stimolano la produzione di IL-2 e interferone-gamma, citochine cruciali per l’immunità antitumorale.

Effetti sulla funzionalità renale L’uso tradizionale di C. sinensis

per tonificare i reni trova conferma scientifica nei suoi documentati effetti nefroprotettivi. Studi clinici e preclinici hanno dimostrato che il fungo migliora la funzionalità renale in diverse nefropatie croniche. Una meta-analisi di 22 studi clinici randomizzati che includevano 1746 pazienti con insufficienza renale cronica ha rivelato che i preparati a base di

C. sinensis riducono significativamente la creatinina sierica e l’urea ematica e aumentano la clearance della creatinina, rispetto ai soli trattamenti convenzionali. Gli effetti nefroprotettivi includono la riduzione dello stress ossidativo renale, l’inibizione della fibrosi interstiziale, la soppressione dell’infiammazione glomerulare e il miglioramento della funzione endoteliale renale. In modelli sperimentali di nefropatia diabetica,

C. sinensis

Riduce la proteinuria, previene il danno ai podociti e attenua l’ispessimento della membrana basale glomerulare. Questi effetti sono mediati dalla soppressione della via TGF-β/Smad, fondamentale per lo sviluppo della fibrosi renale.

Miglioramento della funzione respiratoria In linea con il suo utilizzo tradizionale per la tonicità polmonare,

C. sinensis dimostra effetti benefici sulla funzione respiratoria. Studi clinici ne hanno valutato l’efficacia nella broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), nell’asma e in altre patologie polmonari. Una revisione sistematica che ha analizzato 15 studi clinici su 1238 pazienti con BPCO ha concluso che

C. sinensis migliora significativamente i sintomi respiratori, la tolleranza all’esercizio fisico e la qualità della vita. I pazienti trattati con il fungo hanno sperimentato una riduzione delle riacutizzazioni acute e un modesto miglioramento dei parametri spirometrici (FEV1, FVC).

I meccanismi respiratori includono broncodilatazione, riduzione dell’infiammazione delle vie aeree, migliore ossigenazione tissutale e maggiore tolleranza all’ipossia. Studi sugli animali hanno dimostrato che

C. sinensis aumenta l’assorbimento di ossigeno e migliora l’efficienza dell’uso dell’ossigeno a livello cellulare, in linea con le osservazioni tradizionali sui suoi effetti su vitalità e resistenza.

Effetti su prestazioni fisiche e affaticamento Il Cordyceps sinensis

è tradizionalmente noto per aumentare l’energia e la resistenza e ridurre l’affaticamento. Queste proprietà hanno attirato l’attenzione internazionale nel 1993, quando diversi atleti cinesi hanno battuto record mondiali, e il loro allenatore ha attribuito queste prestazioni in parte all’integrazione di Cordyceps. Studi sugli animali hanno dimostrato che

C. sinensis

Aumenta la capacità natatoria, prolunga il tempo di esaurimento e riduce i marcatori biochimici dell’affaticamento muscolare. I meccanismi proposti includono un miglioramento del metabolismo energetico cellulare, un aumento della produzione di ATP, un’ottimizzazione dell’utilizzo di glucosio e lipidi e una riduzione dell’accumulo di acido lattico. Negli esseri umani, i risultati sono più sfumati. Uno studio randomizzato controllato su 20 volontari sani ha dimostrato che tre settimane di integrazione con estratto di Cordyceps hanno migliorato il VO2max del 7% e ritardato la soglia del lattato. Tuttavia, altri studi non hanno riscontrato effetti significativi sulle prestazioni aerobiche in atleti allenati, suggerendo che i benefici potrebbero essere più pronunciati negli individui sedentari o decondizionati.

Attività antiossidanti e anti-invecchiamento C. sinensis dimostra potenti proprietà antiossidanti, coerenti con il suo uso tradizionale per la longevità. Il fungo aumenta l’attività degli enzimi antiossidanti endogeni (superossido dismutasi, catalasi, glutatione perossidasi) e riduce i marcatori dello stress ossidativo (malondialdeide, proteine ​​carboniliche).

Nei modelli animali di invecchiamento accelerato indotto da D-galattosio,

C. sinensis

attenua il declino cognitivo, migliora la funzione mitocondriale, riduce l’infiammazione cronica e prolunga la durata della vita. Questi effetti anti-invecchiamento coinvolgono la modulazione delle vie di segnalazione correlate alla longevità, tra cui AMPK, sirtuine e mTOR. Studi suggeriscono che C. sinensis

esercita anche effetti protettivi contro il danno ossidativo al DNA e può influenzare la lunghezza dei telomeri, sebbene questi meccanismi richiedano ulteriore convalida. Studi clinici

Insufficienza renale cronica

Diversi studi clinici hanno valutato l’efficacia di

C. sinensis Nella malattia renale cronica. Uno studio randomizzato controllato su 51 pazienti con malattia renale predialisi-dipendente ha confrontato il trattamento standard da solo con il trattamento standard più Cordyceps sinensis (3 g/die) per 6 mesi. Il gruppo Cordyceps ha mostrato un miglioramento significativamente maggiore della clearance della creatinina (un aumento di 4,6 mL/min rispetto a una diminuzione di 0,6 mL/min nel gruppo di controllo) e una riduzione della proteinuria. Una meta-analisi Cochrane ha esaminato l’uso di preparati a base di Cordyceps nella malattia renale cronica, concludendo che, sebbene i risultati siano promettenti, la qualità metodologica variabile degli studi richiede studi più rigorosi per raccomandazioni definitive. Trapianto di rene Una ricerca cinese ha esplorato l’uso di Cordyceps sinensis come adiuvante immunosoppressivo nei pazienti sottoposti a trapianto di rene. Uno studio su 355 pazienti ha dimostrato che l’aggiunta di Cordyceps al protocollo immunosoppressivo standard ha consentito una riduzione delle dosi di ciclosporina mantenendo tassi di rigetto comparabili, con minori infezioni opportunistiche ed effetti avversi renali.

Malattie epatiche croniche

Nella cirrosi epatica e nell’epatite B cronica, diversi studi hanno riportato che

C. sinensis migliora i parametri di funzionalità epatica (transaminasi, bilirubina, albumina) e riduce la fibrosi epatica. Uno studio su 61 pazienti con epatite B cronica ha dimostrato che 6 mesi di integrazione hanno ridotto significativamente i livelli di ALT e AST rispetto al placebo.

Sindrome da stanchezza cronica

Uno studio pilota randomizzato su 44 pazienti con stanchezza cronica ha valutato l’efficacia di un estratto di Cordyceps (3 g/die per 8 settimane). Il gruppo trattato ha riportato miglioramenti significativi nei punteggi di affaticamento, vitalità e qualità della vita, senza effetti avversi degni di nota. Dislipidemia Diversi studi clinici hanno documentato gli effetti ipolipemizzanti di

C. sinensis. Una meta-analisi di 16 studi clinici randomizzati e controllati ha rivelato che il Cordyceps riduce significativamente il colesterolo totale (media -37,2 mg/dL), i trigliceridi (-66,5 mg/dL) e il colesterolo LDL (-31,1 mg/dL), aumentando al contempo il colesterolo HDL (+17,3 mg/dL). Questi effetti sono attribuiti all’inibizione della sintesi epatica del colesterolo e al miglioramento del metabolismo lipidico.

Disfunzione sessuale

In linea con il suo uso tradizionale per migliorare la funzione sessuale e la fertilità, studi clinici hanno valutato

C. sinensis nella disfunzione erettile e nei disturbi della libido. Uno studio su 189 uomini con diminuzione della libido ha mostrato che un ciclo di 40 giorni di integrazione ha migliorato significativamente i punteggi della funzione sessuale nel 64% dei partecipanti, rispetto al 24% del gruppo placebo. Coltivazione e sostitutiDi fronte alla scarsità di C. sinensis selvatica e al suo costo proibitivo, sono stati compiuti notevoli sforzi per sviluppare metodi di coltivazione. Tuttavia, la coltura del complesso fungo-bruco naturale si è rivelata estremamente difficile a causa della specificità dell’interazione ospite-parassita e dei rigorosi requisiti ecologici.

Coltivazione del micelio fermentativo

Il metodo commercialmente più efficace prevede la coltura del micelio di C. sinensis in fermentazione liquida o solida, senza l’ospite bruco. Sebbene questo approccio produca micelio fungino autentico, la composizione chimica differisce significativamente da quella del fungo naturale. Il micelio coltivato contiene generalmente concentrazioni più elevate di cordicepina, ma livelli inferiori di alcuni polisaccaridi e metaboliti secondari presenti nello stroma naturale. Specie alternative di Cordyceps

Cordyceps militaris

Una specie correlata che parassita le pupe di farfalla e può essere coltivata più facilmente è diventata un popolare sostituto. Questo fungo contiene livelli di cordicepina significativamente più elevati rispetto al *Cordyceps sinensis* e presenta proprietà farmacologiche simili. Anche altre specie come *Paecilomyces hepiali* e *Hirsutella sinensis* (lo stadio anamorfico del *Cordyceps sinensis*) vengono coltivate a scopo commerciale. La validità di questi sostituti rimane dibattuta. Sebbene condividano alcuni componenti bioattivi, la loro composizione complessiva e l’efficacia terapeutica possono differire da quelle del fungo naturale tradizionale.

Problemi ecologici e di sostenibilità

La crescente popolarità del *Cordyceps sinensis* ha creato una crisi ecologica e socio-economica sull’altopiano tibetano. La raccolta intensiva, che rappresenta una delle principali fonti di reddito per le comunità tibetane (rappresentando fino al 40-80% del reddito annuo in alcune aree), minaccia la sostenibilità della specie. Studi ecologici documentano un significativo declino delle popolazioni selvatiche a partire dagli anni ’90. Tra i fattori che contribuiscono a questo fenomeno figurano lo sfruttamento eccessivo, il calpestamento dei prati alpini durante la raccolta, i cambiamenti climatici che incidono sulle popolazioni di insetti ospiti e sull’ecologia fungina, e il degrado generale degli ecosistemi alpini. Il redditizio commercio ha inoltre generato tensioni sociali, conflitti territoriali tra le comunità e una “corsa all’oro” che sconvolge gli stili di vita tradizionali. Sono stati segnalati casi di violenza e decessi legati a controversie sulle aree di raccolta. Sono urgentemente necessarie iniziative di gestione e conservazione sostenibili. Alcune regioni hanno stabilito quote di raccolta, periodi di raccolta regolamentati e sistemi di permessi. Tuttavia, l’applicazione delle norme rimane problematica nelle vaste e remote aree dell’Altopiano tibetano. Lo sviluppo di metodi di coltivazione efficienti e l’accettazione di sostituti scientificamente validati sono approcci complementari per ridurre la pressione sulle popolazioni selvatiche.

Sicurezza ed effetti avversi

Il Cordyceps sinensisè generalmente considerato sicuro alle dosi terapeutiche tradizionali (3-9 g al giorno di fungo intero). Gli effetti avversi segnalati sono rari e generalmente lievi, inclusi disturbi gastrointestinali (nausea, diarrea, secchezza delle fauci) in circa il 5% dei consumatori. Studi di tossicità acuta e cronica su animali non hanno rivelato alcuna tossicità significativa a dosi fino a 80 g/kg, ben al di sopra delle dosi terapeutiche per l’uomo. Non sono stati identificati effetti mutageni, genotossici o cancerogeni nei test standard. Tuttavia, alcune precauzioni meritano attenzione. Sono stati segnalati casi isolati di avvelenamento da piombo e altri metalli pesanti, attribuiti alla contaminazione ambientale di funghi raccolti in aree inquinate. Pertanto, è essenziale verificarne la purezza e l’assenza di contaminanti. A causa dei suoi effetti immunomodulatori, esistono interazioni teoriche con immunosoppressori (utilizzati dopo il trapianto) e immunostimolanti, sebbene i dati clinici suggeriscano che queste interazioni possano essere benefiche se gestite con attenzione. I pazienti sottoposti a terapia immunosoppressiva devono consultare il proprio medico prima di utilizzare il Cordyceps. La sicurezza durante la gravidanza e l’allattamento non è stata rigorosamente stabilita, sebbene l’uso tradizionale suggerisca una relativa sicurezza. A titolo precauzionale, si raccomanda generalmente di evitarne l’uso in assenza di dati sufficienti. Prospettive e sfide

La ricerca su

Cordyceps sinensis

illustra il potenziale e le sfide dell’integrazione della medicina tradizionale nel paradigma scientifico contemporaneo. Diverse aree di sviluppo meritano attenzione: Standardizzazione e controllo di qualità : la marcata eterogeneità delle preparazioni commerciali, che variano considerevolmente in termini di composizione chimica e attività biologica, richiede lo sviluppo di rigorosi standard di qualità e metodi analitici convalidati per l’autenticazione e la quantificazione dei costituenti bioattivi.

Studi clinici rigorosi

: sebbene i dati preclinici siano promettenti, sono necessari studi clinici multicentrici, randomizzati e controllati con placebo con metodologie robuste per stabilire definitivamente l’efficacia di

C. sinensis

in indicazioni specifiche e per determinare i dosaggi ottimali.

Chiarimento dei meccanismi

: Una comprensione più approfondita dei meccanismi molecolari d’azione, inclusa l’identificazione dei componenti responsabili di effetti specifici e delle interazioni sinergiche tra i costituenti, consentirà lo sviluppo razionale di terapie ottimizzate.

Biotecnologia e coltivazione

: I miglioramenti nelle tecniche di coltivazione, che potenzialmente includono approcci di biologia sintetica per la produzione di metaboliti specifici, potrebbero offrire alternative sostenibili ai funghi selvatici, preservandone al contempo l’efficacia terapeutica.

Conservazione ecologica Strategie integrate che combinano gestione sostenibile delle colture, ripristino dell’habitat, sviluppo economico alternativo per le comunità dipendenti e ricerca ecologica sono essenziali per la conservazione a lungo termine di questa straordinaria specie.

Conclusione Il Cordyceps sinensis

rappresenta un affascinante esempio della complessità biologica e del potenziale terapeutico degli organismi naturali. Il suo ciclo vitale unico, la ricca composizione chimica e le molteplici proprietà farmacologiche scientificamente convalidate confermano la saggezza del suo utilizzo tradizionale millenario per aumentare la vitalità, migliorare la funzione immunitaria e trattare varie condizioni croniche. I dati scientifici contemporanei supportano in particolare i suoi effetti immunomodulatori, nefroprotettivi, epatoprotettivi, antitumorali e di miglioramento della funzionalità respiratoria. Queste proprietà aprono promettenti strade per lo sviluppo di terapie complementari per la malattia renale cronica, il trapianto di organi, le malattie respiratorie croniche e potenzialmente l’oncologia. Tuttavia, la sostenibilità ecologica del

C. sinensis rimane una preoccupazione. Trovare un equilibrio tra la conservazione di questa preziosa risorsa naturale e la crescente domanda rappresenta una sfida importante che richiede un approccio multidimensionale che integri scienza, conservazione, sviluppo economico sostenibile e rispetto per i saperi tradizionali.

Ulteriori ricerche, che combinano farmacologia moderna, biotecnologia, ecologia ed etnomedicina, ci consentiranno di realizzare appieno il potenziale terapeutico di questo straordinario fungo, garantendone al contempo la sostenibilità per le generazioni future.

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